Ormai non passa giorno che dai quartieri della città più sotto al Vesuvio non si veda levarsi qualche colonna di fumo nero e denso che sparge nell’aria quell’umore assassino (abbiamo imparato a riconoscerlo) di gomma o plastica o vernici bruciate. Siamo diventati davvero una delle “terre dei fuochi”della Campania. Se volessimo fare un sommario resoconto delle ultime due settimane, e soltanto dei fatti “conosciuti”, potremmo contare, in ordine cronologico: il rogo di via Brecce, dove per un incidente accaduto durante un furto nei depositi di carburante è stata distrutta una fabbrica di scarpe; l’oscuro episodio del Complesso INAIL, dove hanno bruciato per ore gli uffici della società partecipata regionale RECAM; un “ordinario” incendio di cumuli di immondiziea via Mastellone; l’incendio in un accampamento abusivodi immigrati rumeni sotto gli svincoli autostradali tra via Argine e via Imparato. Senza contare le attività “produttive” “legali” della zona: i depositi di gas e carburanti nell’area Agip-Q8; la nuovissima centrale di Vigliena (contro cui si è finora inutilmente battuto un comitato civico) che nelle prossime settimane si prevede entrerà a regime; il misterioso “depuratore” (dove viene stoccato il pericolosissimo percolato proveniente dalle discariche di Bertolaso)… Ho scoperto che molti – in mancanza di idee migliori - fanno come me: si allenano a respirare il meno possibile.
L’altra domenica mattina le fiamme hanno attaccato la solita zona di via De Roberto: non s’è capito nemmeno se l’incendio era all’interno dell’area del cosiddetto “depuratore” o in quell’immondo regno dell’illegalità che chiamiamo “scasso”. Ormai le autorità aprono fascicoli di indagine pro forma; nessuno tenta neppure di accertare se gli incendi siano dolosi, oppure dovuti a norme di sicurezza violate (difficile – date le condizioni allucinanti dei siti di stoccaggio più o meno autorizzati, dei depositi di container e di materiali e sostanze pericolose, degli autoparchi di mezzi pesanti, delle “fabbrichette” a impatto altamente inquinante di cui è disseminato il quartiere – parlare di caso fortuito). Soprattutto nessuno sa dire con certezza cosa in concreto bruci: copertoni, eternit e materiali edili, imballaggi, rottami metallici, scarti industriali, sostanze chimiche… boh? In questo caso il verbale dei Vigili del Fuoco parlava genericamente di “un paio di baracche”. All’anima di un paio di baracche! Qualcosa di consistente deve pur essere andato a fuoco se hanno poi dovuto addirittura verificare le condizioni di sicurezza della S.S. 162 che sovrasta via De Roberto per i danni recati ai piloni e alle travi del viadotto.
Invitiamo chiunque abbia notizie più precise su questo episodio (o su altri) a utilizzare liberamente questo sito. L’invito vale anche per chi (rappresentanti delle istituzioni, agenti pubblici) sarebbe deputato a salvaguardare la nostra sicurezza e la nostra salute e a rendere trasparente l’attività degli organismi amministrativi.



































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