Vuoto di potere criminale Ponticelli in attesa di boss
giovedì, novembre 5, 2009
Pentiti due fratelli Sarno, arriverà un nuovo clan. E lo Stato?
(di Carlo Franco )
Nel quartiere orientale, una città nella città, grande il doppio di Salerno, la camorra potrebbe scomparire perché i capi del clan Sarno hanno deposto le armi. Un territorio senza «padrini» è una novità assoluta per Napoli e avrebbe dovuto risvegliare l’interesse del Palazzo, ma pochi lo hanno capito. Tocca parlarne, dunque, perché quel pezzo estremamente degradato di periferia — che un tempo ha ospitato grandi industrie metalmeccaniche con 35mila addetti — sulla carta e nelle intenzioni dei politici e degli urbanisti, dovrebbe svolgere il ruolo fondamentale di cerniera tra i quartieri del centro e l’area metropolitana, potrebbe essere recuperato ad una convivenza civile e pacifica dopo che i boss del clan dominante— i cinque fratelli Sarno, appunto — si sono pentiti in carcere o stanno per farlo. Provocando la reazione scomposta dei figli e dei nipoti che, al contrario dei padri e degli zii, non hanno alcuna voglia di farsi da parte. (Uno di loro, Tore ’o pazzo, spalleggiato dai cugini, non ha esitato ad imporre alla mamma di prendere le distanze dal padre che aveva tradito l’«onore» del clan). Nella storia più recente della camorra, diciamo da Pascalone ’e Nola in poi e cioè dal passaggio del controllo dei campi e del mercato ortofrutticolo al racket del cemento che stravolse lo scenario e il modo di vivere della periferia orientale — l’ex Campania felix degli orti e dei frutteti — un evento come questo, ripetiamo, non si era mai verificato, ma probabilmente Napoli non riuscirà a trarre alcun vantaggio dalla resa del clan Sarno, sanguinario, prepotente e spavaldo al pari dei Mazzarella e dei Misso, non a caso loro alleati. Se non si coglierà questa insperata occasione resa possibile dal lavoro di intelligence portato a termine dai magistrati e dalle forze dell’ordine, non è difficile prevedere l’esplosione di una nuova e sanguinosa guerra di camorra che, oltretutto, coglierebbe Napoli in un momento di estrema fragilità economica e civile. Porre il caso-Ponticelli (il clan Sarno, per la verità, negli anni ha esteso il suo dominio su Cercola, Somma Vesuviana, Sant’Anastasia e, a Napoli, sul Mercato) è, dunque, giusto perché nel quartiere orientale, più ancora che in quello occidentale legato alla questione- Bagnoli, nei prossimi anni sono previsti gli interventi urbanistici più delicati e significativi per l’assetto futuro di Napoli e dell’area metropolitana: il grande ospedale del Mare, che ha già molti peccati da farsi perdonare, il porto turistico di Vigliena-Porto Fiorito — che ospiterà mille imbarcazioni, gli insediamenti universitari sulle rovine della Cirio — e, infine, la zona franca portuale. Se si (ri)dà il tempo agli altri clan di impossessarsi della fetta più grande e succosa della torta queste opere si faranno, se si faranno, a prezzo di incredibili rinunce; se, al contrario, vincerà la legalità la strada sarà spianata e sarà più facile far quadrare una volta tanto il cerchio. Una conferma autorevole arriva dal magistrato Vincenzo D’Onofrio, il pm titolare di alcune inchieste sul clan che ha seguito le fasi cruciali che hanno preceduto il pentimento dei fratelli Sarno. «Abbiamo ben chiara la situazione — dice — e possiamo anticipare che nei prossimi mesi quello che è rimasto dell’impero dei Sarno riceverà altri colpi decisivi. E che la lotta per la successione dovrà tenere conto del fatto che i vertici del clan Mazzarella sono stati decapitati e che il clan Misso è da tempo imploso » . Riconquistare il quartiere e le altre zone di influenza del clan, quindi, oggi è più facile. «Non so rispondere a questa domanda», afferma D’Onofrio. «Posso dire, però, che da decenni le aspettative sociali e civili sono perdenti in quel territorio. E che tutte le mancate realizzazioni non sono dipese direttamente dal controllo dei clan». Ma dai tempi morti della politica? «Anche a questo non so rispondere. Dalle informazioni che abbiamo acquisito — spiega il pm — emerge che nell’area metropolitana la camorra non ha avuto bisogno di interfacciarsi, a differenza di quanto è accaduto, invece, nel territorio nolano. Ciro Sarno, il capo del clan, insomma ha sempre agito solo da camorrista e chi prenderà il suo posto si comporterà allo stesso modo, cioè praticando estorsioni, accaparrandosi subappalti e il controllo dei cantieri » . E ora ripercorriamo il crollo del clan. Ciro Sarno, il padrino cresciuto alla scuola di Raffaele Cutolo, dopo aver fatto il vuoto intorno a sè si è pentito e sta per laurearsi dottore in beni storici. A questo impegno si è dedicato nel supercarcere di Spoleto e, ormai, gli mancano solo pochi esami per laurearsi. «Il fatto che sia riuscito bene anche nello studio non mi sorprende — dice ancora il pm — perché Ciro Sarno potrebbe anche aver deciso di utilizzare lo studio come utile scudo per attutire il distacco della camorra». Il boss, tra l’altro, non è nuovo a decisioni capaci di stupire e sparigliare le carte. Ricordiamo che il soprannome al quale tiene di più è quello di «sindaco»; glielo affibiarono all’inizio degli Anni Ottanta perché fu lui a sosituirsi alle autorità costituite e ad assegnare le case del dopo terremoto strappandole ai legittimi assegnatari e destinandole ai suoi affiliati. Un vero boss, insomma, che quando venne stretto in corner dalla polizia ordinò di alzare dei muretti nel quartiere De Gasperi per bloccare una via di accesso a casa sua e per crearsi la possibilità di scappare al primo allarme delle «vedette». Un’altra dote di Ciro fu il cinismo, la capacità di distruggere gli avversari quando meno se lo aspettavano. L’ultimo colpo d’ala è dell’ottobre scorso quando ha dichiarato ai magistrati che i voti per la rielezione in Parlamento, nel 1992, di Alfredo Vito, «mister centomila», e dell’avvocato Dino Bargi furono procurati da lui e da tutti i gruppi camorristici napoletani, non da Pasquale Galasso. È questa l’unica «pratica » politica curata dal capo che, per il resto, scelse sempre di restare sul suo terreno favorito dedicandosi alle estorsioni e al dominio del tertritorio. In cambio, quella volta, gli fu promesso, almeno così ha dichiarato, l’affidamento alla sua cosca di alcuni appalti di opere pubbliche che si sarebbero realizzate a Ponticelli. Per ultimo, rivolgiamo al pm Vincenzo D’onofrio la domanda delle mille pistole: gli «sconti» ottenuti con il pentimento riporteranno presto in libertà Ciro Sarno? «Resterà in carcere fino a quando lo riterrò » .
































![n114473841901257_7171[1]](http://quartiereponticelli.files.wordpress.com/2010/04/n114473841901257_71711.jpg?w=106)










novembre 5, 2009 alle 1:12 pm
Abbiamo letto nell’articolo che il “sindaco” si sostituì alle Istituzioni e assegnò le case. Leggiamo anche che, dopo il pentimento, in carcere, ha studiato e sta per laurearsi.
Due insegnamenti fondamentali:1) la malavita organizzata copre i vuoti di potere delle Amministrazioni. 2) lo studio è alternativo al vita criminale.
Due insegnamenti validi per tutti ma in particolare per le Istituzioni.
Saranno capaci costoro (gli uomini delle Istituzioni)di essere presenti sul territorio, fisicamente e nella pratica gestione della Cosa Pubblica ?
Saranno capaci di alimentare, nelle maniere opportune, le varie Istituzioni scolastiche e organizzazioni no profit presenti sul nostro territorio?
E’ utile infine ricordare che, per quanto riguarda il fenomeno camorristico, la (sub)cultura camorristica è trasmessa ai figli dalle mamme e non dai papà. Quando un’associazione o Istituzione che si preoccupi di fare cultura in quella specifica area del potere camorristico?
novembre 6, 2009 alle 10:47 am
Vedo nell’articolo, un appello alla classe dirigente locale , ad avere un pò più di coraggio.
Come é noto,ogni aspetto della nostra vita sociale ( la gestione dei paletti antimotorini, la gestione dei parchi o dei servizi ai cittadini, la stessa presenza dei vigili, ecc. ) é indirettamente condizionata dalla cultura camorristica.
Adesso, potrebbe essere il momento buono per dimostrare un pò più di coraggio nell’imporre il rispetto della legalità….