PONTICELLI A scuola di legalità nel rione dei clan
Si è conclusa con una mattinata di festa e d’integrazione la prima edizione di “Natale in Casa del Popolo”, che ha visto la partecipazione di oltre cento bambini e giovani durante tutto l’arco delle festività natalizie. Il tema portante di tutte le attività svolte è stato quello della legalità, declinato nei suoi diversi aspetti in maniera insolita, spesso accattivante come nel caso del “laboratorio di riciclo”, dove chiunque si è potuto cimentare nella rigenerazione di piatti di plastica o carte di caramelle per creare pupazzi, centrotavola o quadri d’ispirazione “post-moderna”. Oppure come la “tombola della legalità”, dove alla classica smorfia si è sostituita una serie di consigli e prescrizioni di legalità e civiltà quotidiana, come il mettere il casco sul motorino o il non imbrattare i muri. La giornata conclusiva è stata una grande festa con i bambini di Ponticelli e quelli della “Scuola della Pace” della comunità di Sant’Egidio, accorsi numerosi nella Casa del Popolo di Ponticelli (nella foto) per festeggiare con musica, giochi e dolciumi insieme ad una coloratissima befana. Un brivido di commozione ha attraversato gli occhi dei presenti quando il piccolo Mario, quattordicenne di origini romene, ha cantato, mano sul petto, l’inno nazionale italiano. Applausi, abbracci e tanta voglia di non sentirsi diverso, premiata con una doppia calza piena di cioccolata e caramelle. «La Casa del Popolo è un luogo storico e può essere ancora un punto di riferimento importante per le nuove generazioni di questo quartiere – ha affermato Marco Usai, tra i promotori dell’iniziativa che ha visto coinvolti più di quindici giovani tra animatori e organizzatori – Il nostro intento è di farlo diventare un vero e proprio punto di riferimento per la popolazione come aperto, accogliente, piacevole e dove chiunque è il benvenuto al di là della sua idea politica o della sua etnia ». Un invito valido soprattutto per i tanti giovani dell’area est a cui, molto spesso, le istituzioni non hanno dato risposte adatte alle loro esigenze di abitanti di quartieri “bollenti” e dove sempre più spesso la disperazione lascia spazio all’illegalità.
Mariano Rotondo
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